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Parco nazionale della Majella: interviene il Ministero dell’Ambiente e l’Ente Parco accerta “danni permanenti”

Parco nazionale della Majella: interviene il Ministero dell’Ambiente e l’Ente Parco accerta “danni permanenti” ad un habitat prioritario dell’Unione Europea

Ad un mese dalla denuncia di Appennino Ecosistema, i gravissimi danni alle faggete sono confermati dall’Ufficio Forestale dell’Ente Parco.

L’Aquila, 27/12/2018. Dopo l’esposto di Appennino Ecosistema del 27 novembre scorso alla Procura della Repubblica di Sulmona, ai Carabinieri e al Ministero dell’Ambiente sui gravissimi danni riscontrati all’ecosistema forestale in piena Zona B del Parco nazionale della Majella, il 3 dicembre scorso il Ministero dell’Ambiente ha formalmente chiesto di “riscontrare le osservazioni” di Appennino Ecosistema al Parco e ai Carabinieri.
Ora l’Ente Parco ha fornito la documentazione richiesta sui lavori connessi ad un cantiere forestale di grandi dimensioni per scopi commerciali, in località Fonte Romana/Difesa di Pacentro (Pacentro – AQ), con una relazione del proprio Ufficio Forestale che conferma i gravi danni al suolo e all’ecosistema di un’ampia area con superficie pari a circa 12 ettari, qualificandoli come “danno permanente all’habitat prioritario”. Il ripetuto transito dei trattori utilizzati per l’esbosco del legname sul delicato suolo forestale ha prodotto una devastazione senza precedenti in una delle aree più intatte del Parco nazionale. E tutto ciò a pochi passi dalla Strada Provinciale n. 54 “Frentana”, sotto gli occhi degli addetti all’Ente Parco e dei Carabinieri Forestali che hanno il compito di controllare il territorio del Parco.
Appennino Ecosistema ha inviato stamattina un seguito al precedente esposto, nel quale evidenzia che la relazione dell’Ente Parco, oltre a confermare la violazione delle numerose norme già citate nell’esposto (codice penale, art. 452-quinquies, art. 733-bis e art. 635, L. n. 394/1991, art. 6, c. 3, art. 11, c. 3 e art. 30, c. 1), apre la possibilità di contestare all’impresa boschiva la più grave violazione dell’ art. 452-bis del codice penale, uno dei cosiddetti “delitti ambientali” recentemente introdotti nel codice, che punisce  con la reclusione fino a 6 anni e con la multa fino a 100.000 € “chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna”.
Nella stessa nota, Appennino Ecosistema evidenzia come l’autorizzazione rilasciata dalla Regione all’impresa boschiva sia da ritenersi palesemente illegittima, in quanto non contiene la necessaria dichiarazione di incidenza ambientale non significativa del progetto di taglio, che spetta alla Regione stessa. I lavori sono stati quindi eseguiti in mancanza della relativa autorizzazione prevista dalla Direttiva habitat dell’Unione Europea e dal DPR n. 120/2013, configurandosi così il reato previsto dal Codice del paesaggio (D.Lgs. n. 42/2004, art. 181 c. 1), con le sanzioni previste dalla legge urbanistica (L. n. 47/1985, art. 20).
Si evidenzia anche che nello stesso “progetto esecutivo di taglio e valutazione di incidenza ambientale”, redatto da un dottore forestale senza alcuna partecipazione di biologi o naturalisti, viene accertata una “limitata criticità per flora e fauna”, dichiarando poi unilateralmente (ed impropriamente) che l’intervento “non inciderà negativamente” sulle aree della Rete Natura 2000. Ragionevolmente, le criticità accertate per la flora e la fauna non possono quindi far escludere possibili incidenze negative su queste componenti fondamentali dell’ecosistema e quindi sull’habitat prioritario, anche perché l’estensore dello Studio di incidenza ambientale non possedeva la necessaria preparazione scientifica per poter affermare il contrario. Nessuno avrebbe potuto quindi autorizzare l’esecuzione del progetto dichiarandone la sua incidenza ambientale non significativa, senza almeno richiedere un approfondimento dello Studio con la collaborazione di figure professionali qualificate nel settore ecologico, anche perché la procedura autorizzativa prevista dall’art. 6, c. 4 della Dir. 92/43/CEE (e dal relativo art. 5, c. 10 del D.P.R. n. 357/1997, come modificato dal D.P.R. n. 120/2003)  nel caso di incidenza significativa su habitat o specie indicati come “prioritari” negli Allegati I e II alla Direttiva UE Habitat è particolarmente aggravata, poiché per autorizzare la realizzazione del progetto possono essere addotte soltanto “considerazioni connesse alla salute dell’uomo ed alla sicurezza pubblica” o anche, ma in questo caso previo parere obbligatorio e vincolante della Commissione Europea, “altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”, situazioni chiaramente al di fuori delle motivazioni dell’intervento in corso.
Nella nota, Appennino Ecosistema evidenzia infine come le prescrizioni fornite dall’Ente del Parco nazionale della Majella e dalla Regione all’impresa boschiva appaiano irragionevoli e contraddittorie: queste impongono infatti all’impresa boschiva la sospensione dei lavori nel periodo marzo-giugno (Ente Parco 02/07/2018) e in quello ottobre-novembre (Regione 10/09/2018), arco temporale successivamente modificato in luglio-settembre (Regione 20/09/2018). Si consideri che il periodo nel quale si sono verificati i fatti in esame coincide proprio nel mese di novembre, che nel corrente anno è stato caratterizzato da precipitazioni frequenti ed intense che hanno reso l’ecosistema ancor più sensibile agli interventi che lo hanno danneggiato.


Parco nazionale della Majella: gravissimi danni alle faggete

Parco nazionale della Majella: gravissimi danni alle faggete con agrifoglio, habitat prioritario dell’Unione Europea

Appennino Ecosistema denuncia alla Procura, ai Carabinieri e al Ministero dell’Ambiente i danneggiamenti in corso nel cuore del Parco nell’ambito di un imponente cantiere forestale per scopi commerciali

L’Aquila, 27/11/2018. Un esposto di Appennino Ecosistema alla Procura della Repubblica di Sulmona, ai Carabinieri e al Ministero dell’Ambiente è stato presentato stamattina sui gravissimi danni riscontrati all’ecosistema forestale in piena Zona B del Parco nazionale della Majella, tuttora in corso di attuazione a causa dei lavori connessi ad un cantiere forestale di grandi dimensioni per scopi commerciali, in località Fonte Romana/Difesa di Pacentro (Pacentro – AQ). Gravi danni al suolo, alle piante erbacee ed in generale all’ecosistema di un’ampia area con superficie pari a circa 20 ettari. In alcuni casi (come in quello rappresentato nella carta topografica riportata sotto) vi sono state realizzate vere e proprie piste per il transito dei trattori, con sbancamento delle relative scarpate, di lunghezza pari a circa 300 m, larghezza di 3-5 metri e scarpate alte da 30 a 150 cm. Sono stati anche osservati danni diretti agli alberi di agrifoglio (Ilex aquifolium), come dimostrato dalla documentazione fotografica fornita (tutte le fotografie ad alta risoluzione sono liberamente scaricabili qui sotto). Il ripetuto transito dei trattori per l’esbosco del legname sul delicato suolo forestale (reso ancor più fragile dalle correnti condizioni meteorologiche che hanno determinato un’elevata presenza di acqua) ha prodotto una devastazione senza precedenti, in una delle aree più intatte del Parco nazionale. E tutto ciò a pochi passi dalla Strada Provinciale n. 54 “Frentana”, sotto gli occhi degli addetti all’Ente Parco e dei Carabinieri Forestali che hanno il compito di controllare il territorio del Parco.
L’ecosistema forestale colpito corrisponde all’habitat prioritario protetto dalla Direttiva dell’Unione Europea 92/43/CEE Habitat n. 9210* (Faggete appenniniche con tasso e agrifoglio), che si trova già in stato di conservazione “inadeguato” in base al Rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e le Ricerche Ambientali (ISPRA) n. 194/2014. Nel caso di habitat prioritari, cioè a massima protezione europea, è possibile realizzare interventi soltanto in base a “considerazioni connesse alla salute dell’uomo ed alla sicurezza pubblica” o anche, ma in questo caso previo parere obbligatorio e vincolante della Commissione Europea, “per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”. Come avranno fatto allora l’Amministrazione Comunale di Pacentro, con relativo parere dell’Ente del Parco Nazionale della Majella e della Regione Abruzzo, a rilasciare la dichiarazione di incidenza ambientale non significativa? Se tale “autorizzazione” esiste, è da ritenersi palesemente illegittima, come pure un eventuale “nulla osta” rilasciato dall’Ente Parco.
L’Associazione Appennino Ecosistema ha chiesto alle Autorità di “esperire gli accertamenti del caso, promuovere le doverose azioni necessarie al fine di interrompere le condotte illecite e perseguire penalmente i responsabili per le condotte attuate e per i fatti esposti”.
Nell’esposto appena presentato, Appennino Ecosistema ipotizza la violazione di numerose normative poste direttamente a tutela delle aree protette a livello europeo e nazionale, tra le quali gli articoli del codice penale 733-bis (distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto) e 452-quinquies (delitti colposi contro l’ambiente, che punisce fatti colposi dai quali possa derivare anche solo il pericolo di una compromissione o di un deterioramento di un ecosistema, della biodiversità, della flora o della fauna) e gli articoli 6 e 11 della Legge n. 394/1991 (Legge quadro sulle aree protette, divieto di qualsiasi condotta che possa incidere “sulla morfologia del territorio, sugli equilibri ecologici, idraulici ed idrogeotermici”, divieto di tutte “le attività e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati, con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat”.
Appennino Ecosistema, nell’esposto presentato, sottolinea che le norme previste dalla Legge quadro sulle aree protette come “norme di salvaguardia” devono essere applicate, in quanto il Regolamento del Parco non è ancora vigente, e che pertanto eventuali nulla osta rilasciati dall’Ente Parco sono illegittimi.


Conflitto di interessi del Presidente Berardinetti?

Lilium martagone

Conflitto di interessi del Presidente Berardinetti?

Le Associazioni ecologiste presentano un esposto contro il Presidente della Commissione Agricoltura per il doppio ruolo assunto nell’iter di approvazione della controriforma della Legge Regionale forestale, in discussione domani al Consiglio Regionale dell’Abruzzo

L’Aquila, 12/12/2016. Le Associazioni ecologiste Appennino Ecosistema, LIPU Abruzzo e ALTURA Abruzzo hanno presentato oggi un esposto alle Procure della Repubblica dell’Aquila e di Avezzano e ai Comandi regionale e provinciale del Corpo Forestale dello Stato per evidenziare un possibile conflitto di interessi del Consigliere Regionale dell’Abruzzo Lorenzo Berardinetti, in merito all’iter di approvazione della proposta di legge regionale n. 304/2016 (“Modifiche e integrazioni alla L.R. n. 3/2014 sulle foreste e i pascoli”), a firma Berardinetti e Pepe.
La controriforma della Legge Regionale quadro per la tutela delle foreste e dei pascoli è stata approvata il 23 novembre scorso da parte della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, presieduta da Lorenzo Berardinetti. Tra i soggetti privati che sarebbero favoriti dalle nuove norme sono inclusi alcuni importanti Consorzi forestali, uno dei quali, il “Consorzio Forestale Marsica Occidentale”, è costituito tra le Amministrazioni Comunali di Sante Marie, Pereto e Rocca di Botte ed alcuni soggetti privati (COLAFOR, IRMF, GEFORA). Le associazioni esponenti, rappresentate da Sarah Gregg, Stefano Allavena e Fabio Borlenghi, chiedono all’Autorità giudiziaria di accertare la sussistenza di un conflitto di interessi di Lorenzo Berardinetti, che si adopera per la presentazione (in quanto Consigliere Regionale) e l’approvazione (in quanto Presidente della Commissione Agricoltura) di una proposta di legge che, se approvata, favorirebbe direttamente il Consorzio Forestale “Marsica Occidentale” del quale è socio in quanto Sindaco del Comune di Sante Marie (AQ). Le Associazioni chiedono di sapere se in tali comportamenti non possano ravvisarsi illeciti penali, tra i quali quello previsto dall’art. 323 c.p. (abuso d’ufficio).
La controriforma della Legge forestale, che sarà esaminata domani (13 dicembre), dal Consiglio regionale, se approvata vanificherebbe tutti i contenuti innovativi a tutela degli ecosistemi forestali e dei pascoli. Le foreste e le praterie pascolate sono ecosistemi di enorme importanza ecologica, cioè beni comuni che producono servizi di fondamentale utilità per tutti, e non solo beni da sfruttare. Soltanto la rapida approvazione del suo Regolamento di applicazione potrebbe garantire un’efficace tutela ed un’utilizzazione ecologicamente fondata degli ecosistemi forestali e di prateria della regione.
Le modifiche e le integrazioni che sarebbero apportate alla vigente Legge Regionale forestale consentirebbero alla Giunta Regionale di adottare provvedimenti “temporanei” di autorizzazione allo sfruttamento di boschi e pascoli, anche senza i necessari ed obbligatori Piani di gestione, come invece prevede la legge. Persino tutto il patrimonio destinato agli usi civici potrebbe essere affidato velocemente anche a privati senza scrupoli, che lo sottrarrebbero alla sua destinazione che è per definizione di pubblica utilità. Le nuove norme proposte consentirebbero anche l’iscrizione all’Albo regionale di imprese forestali di privati e Consorzi protagonisti di decine e decine di illeciti amministrativi, legati ad uno sfruttamento eccessivo e di rapina del patrimonio forestale regionale, purché questi non abbiano comportato condanne penali.
La controriforma proposta dalla Giunta Regionale snaturerebbe la Legge quadro per la tutela delle foreste e dei pascoli, riaprendo la possibilità di uno sfruttamento selvaggio degli ecosistemi forestali e dei pascoli, come avevano già denunciato lo scorso luglio le Associazioni ecologiste. Si continua a percorrere una strada tracciata da gruppi di pressione che non tollerano una gestione del patrimonio naturale regionale nell’interesse pubblico e non di pochi gruppi di potere ben organizzati.
La Legge che già si vorrebbe cambiare non è stata mai compiutamente applicata, mancandone incredibilmente ancora il Regolamento di attuazione, a due anni dalla scadenza del termine previsto per la sua presentazione al Consiglio da parte della Giunta Regionale. Senza l’approvazione del Regolamento, che secondo la legge avrebbe dovuto definire prescrizioni e limiti d’uso di tutti i boschi e i pascoli della regione, nonché le relative procedure autorizzative, non è ovviamente possibile verificare se la modernissima legge finalmente varata all’inizio del 2014, dopo anni di attesa, sia in grado di regolamentare in modo efficace la tutela e l’utilizzazione degli ecosistemi forestali e di prateria della regione.
Occorrerebbe invece giungere ad una rapida approvazione del Regolamento di attuazione della L.R. n. 3/2014, in modo da disciplinare in modo certo ed univoco tutte le attività di pastorizia e sfruttamento dei boschi, oggi prive di regole certe e quindi foriere di provocare gravi danni.

Appennino Ecosistema

LIPU Abruzzo

ALTURA Abruzzo

associazioni-berardinetti


Ecosistemi forestali e pascoli abruzzesi minacciati

faggeta

La Regione Abruzzo, anziché applicarla, vuole già cambiare la recentissima Legge che tutela gli ecosistemi forestali e i pascoli abruzzesi

Le Associazioni ecologiste denunciano il tentativo della Regione di varare una controriforma della Legge Regionale quadro per la tutela delle foreste e dei pascoli e chiede la rapida approvazione del Regolamento di applicazione

L’Aquila, 26/09/2016. L’Assessore all’Agricoltura Dino Pepe e il Presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio Regionale Abruzzese, Lorenzo Berardinetti, hanno appena depositato una proposta di legge regionale che, se andasse in porto, vanificherebbe una parte importante delle norme contenute nella Legge Regionale n. 3/2014 che tutela le foreste e i pascoli abruzzesi. Secondo le Associazioni ecologiste Appennino Ecosistema, LIPU Abruzzo, ALTURA Abruzzo, Salviamo l’Orso, Pro Natura Abruzzo e WWF Abruzzo Montano, le modifiche e le integrazioni che vi sarebbero apportate consentirebbero alla Giunta Regionale di adottare provvedimenti “temporanei” di autorizzazione allo sfruttamento di boschi e pascoli, anche senza i necessari ed obbligatori Piani di gestione, come invece prevede la legge vigente. Persino tutto il patrimonio destinato agli usi civici potrebbe essere affidato velocemente a privati senza scrupoli, che lo sottrarrebbero alla sua destinazione per definizione di pubblica utilità. Le nuove norme proposte consentirebbero anche l’iscrizione all’Albo regionale delle imprese forestali di privati e Consorzi protagonisti di decine e decine di illeciti amministrativi, legati ad uno sfruttamento eccessivo e di rapina del patrimonio forestale regionale, purché questi non abbiano comportato condanne penali.
Sembrava sventato il tentativo della Regione di varare una controriforma della Legge quadro per la tutela delle foreste e dei pascoli (L.R. n. 3/2014), snaturandola e riaprendo la possibilità di uno sfruttamento selvaggio degli ecosistemi forestali e dei pascoli, come avevano denunciato lo scorso luglio le Associazioni ecologiste. E invece la Giunta Regionale continua a percorrere una strada tracciata da gruppi di pressione che non tollerano una gestione del patrimonio naturale regionale nell’interesse pubblico e non di pochi gruppi di potere ben organizzati.
La Legge che già si vorrebbe cambiare non è stata mai compiutamente applicata, mancandone ancora il Regolamento di attuazione, a due anni dalla scadenza del termine previsto per la sua presentazione al Consiglio da parte della Giunta Regionale. Senza il vigore del Regolamento, che secondo la legge avrebbe dovuto definire prescrizioni e limiti d’uso di tutti i boschi e i pascoli della regione, nonché le relative procedure autorizzative, non è ovviamente possibile verificare se la modernissima legge finalmente varata all’inizio del 2014, dopo anni di attesa, sia in grado di regolamentare in modo efficace la tutela e l’utilizzazione degli ecosistemi forestali e di prateria della regione.
Occorrerebbe invece giungere ad una rapida approvazione del Regolamento di attuazione della L.R. n. 3/2014, in modo da disciplinare in modo certo ed univoco tutte le attività di pastorizia e sfruttamento dei boschi, oggi senza regole certe e quindi foriere di provocare gravi danni agli ecosistemi, anche senza che gli operatori ne abbiano consapevolezza. Occorre poi sicuramente il coinvolgimento anche della Commissione Ambiente della Regione, in quanto foreste e praterie pascolate sono ecosistemi di enorme importanza ecologica, cioè beni comuni che producono servizi di fondamentale utilità per tutti, e non solo beni da sfruttare.
Per rappresentare queste preoccupazioni, le Associazioni ecologiste hanno chiesto di essere formalmente audite dalle Commissioni Agricoltura e Ambiente della Regione, dopo che ciò è già avvenuto per altri portatori di interesse come le associazioni degli agricoltori e degli allevatori e per i Consorzi di gestione forestale. Anche i Direttori dei tre Parchi Nazionali abruzzesi dovrebbero essere auditi, in quanto titolari di importanti progetti LIFE co-finanziati dall’Unione Europea volti proprio a cercare di conciliare la tutela di ecosistemi e specie montani con le attività umane di allevamento e taglio boschivo (es.: progetto PRATERIE del Parco Nazionale del Gran Sasso).

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