Appennino Ecosistema firma l’Appello per la natura d’Italia
L’Aquila, 11/12/2017. Anche Appennino Ecosistema sostiene l’iniziativa per contrastare il tentativo di affossare definitivamente la rivoluzionaria ed avanzatissima Legge quadro sulle aree protette, il cui unico difetto è di non essere stata ancora pienamente applicata.
Ecco il testo dell’Appello che si può firmare qui sul sito di WWF Italia.
“Per la difesa e il rilancio dei parchi naturali e delle aree marine protette
La legge quadro sulle aree naturali protette (Legge 6 dicembre 1991, n. 394) ha rappresentato un punto di svolta nella tutela della natura italiana, consentendo di passare da poche aree protette ad un sistema di parchi e riserve che attualmente protegge oltre il 10% del territorio italiano. Non a caso viene considerata la “Costituzione delle aree protette italiane”, presa peraltro a modello da altre legislazioni. Oggi, una proposta di legge in discussione al Senato intende apportare delle modifiche che finirebbero per peggiorarla pesantemente. Se è vero che dopo 25 anni qualsiasi legge necessita di una verifica e di modifiche, è altrettanto vero che il testo in discussione non risolve nessuno dei problemi evidenziatisi nella gestione delle aree protette, ma anzi finisce per aggravarli, complici numerose modifiche apportate in maniera disorganica negli anni passati. Senza voler mettere in discussione l’impegno dei parlamentari che hanno elaborato il testo, dobbiamo affermare con forza che il lavoro avviato non può ritenersi completato, essendo peraltro mancato anche un iniziale momento di bilancio, esame e confronto come la terza Conferenza nazionale sulle aree naturali protette da più parti richiesta.
Restano largamente insoddisfacenti le soluzioni adottate su molteplici aspetti come la governance, la mancanza di obbligatorietà di specifiche competenze per i ruoli apicali, la composizione dei consigli direttivi che si aprono a portatori di interessi economici particolari, le dotazioni organiche e di sorveglianza, la gestione faunistica, la cancellazione del parco nazionale del Delta del Po, la frammentarietà del sistema delle aree marine protette, la previsione di royalty su interventi impattanti nei parchi, e tanto altro ancora come hanno avuto modo di evidenziare in questi ultimi mesi il mondo ambientalista e quello scientifico, oltre a tanti operatori “dei” parchi e “nei” parchi.
Il quadro che emerge è un sistema che si appiattisce verso gli interessi localistici, quasi che il patrimonio che si vuole tutelare attraverso i parchi nazionali e le aree marine protette non sia un valore unico e irrinunciabile non solo per l’Italia, ma per l’intero continente europeo. Ed è fortissima la sensazione che si stia sprecando un’occasione. Si sta rinunciando ad una vera e moderna riforma, efficace e condivisa, per intervenire in maniera disomogenea e confusa senza tener conto del dibattito nazionale e internazionale sulle aree protette, sulla conservazione della biodiversità, sulla tutela del paesaggio e sui cambiamenti climatici. Quanto il legislatore del 1991 seppe cogliere aspetti innovativi dal confronto con la società civile e la comunità scientifica, tanto il legislatore odierno sembra aver avuto paura di “ascoltare” i tanti che hanno elaborato e proposto nuove soluzioni e valide alternative. Lo scarso confronto concesso, sempre su richiesta delle associazioni ambientaliste, ha finito per produrre alcuni aggiustamenti-spot del tutto insufficienti a modificare il giudizio complessivo. I ritardi del passato, non certo imputabili a chi, pur criticando le modifiche proposte, si è sempre mostrato disponibile al confronto, non possono giustificare la fretta di oggi. Non sappiamo, considerati i tempi della legislatura e i moltissimi nodi da sciogliere prima della sua conclusione, come andrà avanti l’esame del disegno di legge, ma per quella responsabilità che sentiamo di avere verso le future generazioni, vi chiediamo una pausa di riflessione che consenta approfondimenti e analisi, indispensabili considerato che è in gioco un patrimonio naturale e culturale senza eguali.
Nel ringraziarvi per l’attenzione prestata, vi auguriamo un buon lavoro nell’interesse del Paese.“









Percorre il paesaggio caratteristico della montagna interna dell’Appennino Centrale, dalla mugheta alle praterie di alta quota fino alla tundra alpina, con elevatissimi valori di biodiversità. Si attraversano aree ad alto valore ambientale e turistico, due Parchi Nazionali e una Riserva Statale.
potrà partecipare ad una breve escursione adatta a tutti attraverso il sito LTER, mentre sulla Majella, per raggiungere le più elevate stazioni di rilevamento LTER (a quota 2700 m), occorrerà seguire una più impegnativa escursione (adatta solo a persone ben allenate), che però potrà anche essere abbreviata, per i meno allenati. Momenti speciali vedranno uniti ricercatori, naturalisti dilettanti e volontari sul Gran Sasso e sulla Majella, con particolari studi intensivi sul campo (“Bioblitz”) e cacce al tesoro botanico, per determinare tutte le specie vegetali e animali che vivono in quelle aree.


Un convegno, a Trento il 5 maggio 2017, per difendere la Legge quadro sui Parchi Nazionali e chiarire davvero a che servono le aree protette. Sarà presentata anche una relazione da Bruno Petriccione (di Appennino Ecosistema) sul tema Parchi, Riserve e Rete Natura 2000: quali le forme più efficaci di protezione della natura?

